Secondo il Comitato per la Difesa della Sanità Pubblica dell’Alta Marca Trevigiana, il punteggio ricevuto dai dirigenti delle AULSS venete dall’amministrazione regionale e dai sindaci, è a dir poco immeritato. A gennaio aprirà a Vittorio Veneto uno sportello per la tutela del diritto alle cure per supportare i cittadini che si trovano in lista di attesa.
Recentemente sono state rese note le valutazioni della Giunta Regionale e dei Comitati dei Sindaci sulla gestione 2023 della Sanità Pubblica condotta in Veneto dai 13 manager alla guida delle 12 AULSS e di Azienda Zero. Tutti promossi a pieni voti. 90/100 il giudizio medio del governo regionale e 20/20 da parte dei comitati dei sindaci. Il paradosso è che chi governa incensa le proprie scelte, si auto-compiace, riverisce chi esercita le massime funzioni direttive, senza considerare la voce dei cittadini, dei movimenti (che in Veneto hanno dimostrato di essere assai radicati), e apparentemente senza considerare l’oggettivo disastro in cui la sanità pubblica versa anche nella nostra regione da diversi anni. Tanto, casomai, quella “è colpa dei governi precedenti”, si giustifica.
Per questo il Comitato per la difesa della sanità pubblica dell’Alta Marca Trevigiana torna a far sentire la sua voce più forte che mai, denunciando una situazione che nel nostro territorio ha ormai toccato il fondo, e annunciando nuove iniziative e servizi a tutela del diritto alle cure. Mai i nostri servizi sanitari erano stati così mortificati e avevano raggiunto un tale livello di disservizio. Gli ospedali di Vittorio Veneto e di Conegliano, una volta entrambi efficienti, sotto la scure della famigerata “centralizzazione” (Hub e Spoke), nel giro di dieci anni hanno perso posti letto (Vittorio Veneto dal 2017 ne ha persi 1/3, è passato da 246 a 156 posti letto) e hanno visto chiudere interi reparti (a Vittorio Veneto per esempio Lungodegenza, Ortopedia, Ginecologia e Ostetricia).
Il pomeriggio, la notte e nel fine settimana, a causa della mancanza di neurologi e gastroenterologi in quelle fasce orarie, in nessuno dei due ospedali è garantito un trattamento adeguato e tempestivo delle emergenze tempo-dipendenti come l’ictus e le emorragie gastro intestinali. Stesso problema per gli psichiatri. Dopo una certa ora a Vittorio Veneto manca anche lo specialista cardiologo. Di notte e nel fine settimana non c'è il radiologo e pertanto non si possono eseguire esami con il mezzo di contrasto, fondamentali in molte situazioni a rischio immediato. I cittadini della provincia hanno quindi minori possibilità di vedere salva la propria vita rispetto a quelli che vivono vicini all’Hub di Treviso. Nonostante la raccolta di 15.000 firme per richiederne l’apertura (nel 2002!!!) e nonostante sia stato promesso da più di 20 anni, non esistono dei posti letto di terapia intensiva a Vittorio Veneto.
Nonostante la mancanza di questi servizi fondamentali senza i quali nessun intervento di un certo rilievo può essere garantito in piena sicurezza, proprio a Vittorio Veneto si inaugurano nuovi ambulatori iper-specialistici (Chirurgia Maxillo Facciale), cosa sinceramente incomprensibile. Inoltre ora Vittorio Veneto rischia di perdere anche la medicina riabilitativa e… “dulcis in fundo”, assistiamo alla ricollocazione di servizi sociali territoriali nel contesto dei locali dell’ospedale, al fine di “riempire i buchi” causati dalla chiusura dei reparti: è il caso del servizio di Neuropsichiatria Infantile, il cui trasferimento dai locali del distretto sanitario al terzo piano dell’ospedale è una vera e propria barbarie, perché “accogliere” i bambini che necessitano di supporto psichiatrico in un ospedale, può rappresentare per loro un trauma addirittura più grande di quello che li ha condotti verso il servizio sanitario.
Tutto questo non traspare dalla pagella dei manager che le autorità regionali e i sindaci hanno stilato. Nel nostro territorio si tengono invece incontri pubblici per magnificare le nuove tecnologie, la telemedicina, la prevenzione e soprattutto si spendono tanti, tantissimi soldi raccolti con il PNRR per progetti che ai cittadini risultano ancora misteriosi (dovrebbero essere attuati e rendicontati all’Europa entro il 2026!!) e che vanno sotto il nome di Casa di Comunità e Ospedale di Comunità, progetti per i quali non sembra per nulla chiaro il piano di gestione e in particolare il piano del personale.
Se vogliamo parlare della Medicina territoriale, la nostra AULSS è al quart’ultimo posto in Italia come rapporto medici/abitanti: registra infatti solo 0,66 medici su 1.000 abitanti. In tutta la AULSS 2 dal 2017 al 2023 abbiamo perso 67 medici di famiglia e 12 pediatri. Ci sono comuni in vera e propria emergenza sanitaria, dal momento che non sanno più come garantire i servizi di base ai propri cittadini. Eppure anche il Comitato dei Sindaci, che dovrebbe interpretare una funzione di controllo sull’operato delle AUSLL e dare voce alle esigenze delle proprie comunità, si allinea alle politiche e alle valutazioni del governo regionale. Tutto funziona egregiamente, sembrerebbe statuire il giudizio assegnato.
Ma i cittadini dell’Alta Marca non ci stanno e si stanno organizzando per rendere sempre più incisive e forti le rivendicazioni dello storico Comitato che da oltre 5 anni presidia la sanità pubblica del nostro territorio a tutela del diritto alla salute. Lo fanno realizzando iniziative concrete. La prima è quella di uno sportello per il diritto alle cure, per supportare quanti, nel distretto di Pieve di Soligo, Conegliano e Vittorio Veneto, non riescano ad ottenere le visite attese nei tempi prescritti dalla ricetta medica.
Da gennaio, un pomeriggio alla settimana, i volontari del Comitato, riceveranno le persone in difficoltà di fronte all’amministrazione sanitaria, per sostenerle nella rivendicazione del proprio diritto a ricevere cure tempestive a carico del Servizio Sanitario Nazionale, istruendo ricorsi via PEC e sollecitando gli uffici preposti. Qualora non sia possibile ottenere le cure previste presso le strutture pubbliche la legge prevede che eventuali visite sostitutive autorizzate presso cliniche e ambulatori privati, o presso medici che esercitano privatamente nelle strutture pubbliche, possano essere rimborsate dal Servizio Sanitario.
Un numero telefonico di supporto sarà attivo tutti i giorni per i cittadini dell’Alta Marca che si trovano in attesa di cura e infine sarà predisposta una piattaforma informatica per coloro che necessitano solo della modulistica e siano in grado di presentare il ricorso autonomamente. Con il nuovo anno il Comitato tornerà anche ad organizzare momenti di incontro e dibattito su tutti questi temi, perché il diritto alla salute è un diritto fondamentale ed universale, sancito dalla nostra Costituzione, su cui non si deve fare spending review (come ha ribadito recentemente anche la Corte dei Conti) e che non deve essere strumentalizzato dalla politica, né da chi governa per magnificarsi, né da chi è all’opposizione per scaricare i problemi addosso all’avversario.
Recentemente sono state rese note le valutazioni della Giunta Regionale e dei Comitati dei Sindaci sulla gestione 2023 della Sanità Pubblica condotta in Veneto dai 13 manager alla guida delle 12 AULSS e di Azienda Zero. Tutti promossi a pieni voti. 90/100 il giudizio medio del governo regionale e 20/20 da parte dei comitati dei sindaci. Il paradosso è che chi governa incensa le proprie scelte, si auto-compiace, riverisce chi esercita le massime funzioni direttive, senza considerare la voce dei cittadini, dei movimenti (che in Veneto hanno dimostrato di essere assai radicati), e apparentemente senza considerare l’oggettivo disastro in cui la sanità pubblica versa anche nella nostra regione da diversi anni. Tanto, casomai, quella “è colpa dei governi precedenti”, si giustifica.
Per questo il Comitato per la difesa della sanità pubblica dell’Alta Marca Trevigiana torna a far sentire la sua voce più forte che mai, denunciando una situazione che nel nostro territorio ha ormai toccato il fondo, e annunciando nuove iniziative e servizi a tutela del diritto alle cure. Mai i nostri servizi sanitari erano stati così mortificati e avevano raggiunto un tale livello di disservizio. Gli ospedali di Vittorio Veneto e di Conegliano, una volta entrambi efficienti, sotto la scure della famigerata “centralizzazione” (Hub e Spoke), nel giro di dieci anni hanno perso posti letto (Vittorio Veneto dal 2017 ne ha persi 1/3, è passato da 246 a 156 posti letto) e hanno visto chiudere interi reparti (a Vittorio Veneto per esempio Lungodegenza, Ortopedia, Ginecologia e Ostetricia).
Il pomeriggio, la notte e nel fine settimana, a causa della mancanza di neurologi e gastroenterologi in quelle fasce orarie, in nessuno dei due ospedali è garantito un trattamento adeguato e tempestivo delle emergenze tempo-dipendenti come l’ictus e le emorragie gastro intestinali. Stesso problema per gli psichiatri. Dopo una certa ora a Vittorio Veneto manca anche lo specialista cardiologo. Di notte e nel fine settimana non c'è il radiologo e pertanto non si possono eseguire esami con il mezzo di contrasto, fondamentali in molte situazioni a rischio immediato. I cittadini della provincia hanno quindi minori possibilità di vedere salva la propria vita rispetto a quelli che vivono vicini all’Hub di Treviso. Nonostante la raccolta di 15.000 firme per richiederne l’apertura (nel 2002!!!) e nonostante sia stato promesso da più di 20 anni, non esistono dei posti letto di terapia intensiva a Vittorio Veneto.
Nonostante la mancanza di questi servizi fondamentali senza i quali nessun intervento di un certo rilievo può essere garantito in piena sicurezza, proprio a Vittorio Veneto si inaugurano nuovi ambulatori iper-specialistici (Chirurgia Maxillo Facciale), cosa sinceramente incomprensibile. Inoltre ora Vittorio Veneto rischia di perdere anche la medicina riabilitativa e… “dulcis in fundo”, assistiamo alla ricollocazione di servizi sociali territoriali nel contesto dei locali dell’ospedale, al fine di “riempire i buchi” causati dalla chiusura dei reparti: è il caso del servizio di Neuropsichiatria Infantile, il cui trasferimento dai locali del distretto sanitario al terzo piano dell’ospedale è una vera e propria barbarie, perché “accogliere” i bambini che necessitano di supporto psichiatrico in un ospedale, può rappresentare per loro un trauma addirittura più grande di quello che li ha condotti verso il servizio sanitario.
Tutto questo non traspare dalla pagella dei manager che le autorità regionali e i sindaci hanno stilato. Nel nostro territorio si tengono invece incontri pubblici per magnificare le nuove tecnologie, la telemedicina, la prevenzione e soprattutto si spendono tanti, tantissimi soldi raccolti con il PNRR per progetti che ai cittadini risultano ancora misteriosi (dovrebbero essere attuati e rendicontati all’Europa entro il 2026!!) e che vanno sotto il nome di Casa di Comunità e Ospedale di Comunità, progetti per i quali non sembra per nulla chiaro il piano di gestione e in particolare il piano del personale.
Se vogliamo parlare della Medicina territoriale, la nostra AULSS è al quart’ultimo posto in Italia come rapporto medici/abitanti: registra infatti solo 0,66 medici su 1.000 abitanti. In tutta la AULSS 2 dal 2017 al 2023 abbiamo perso 67 medici di famiglia e 12 pediatri. Ci sono comuni in vera e propria emergenza sanitaria, dal momento che non sanno più come garantire i servizi di base ai propri cittadini. Eppure anche il Comitato dei Sindaci, che dovrebbe interpretare una funzione di controllo sull’operato delle AUSLL e dare voce alle esigenze delle proprie comunità, si allinea alle politiche e alle valutazioni del governo regionale. Tutto funziona egregiamente, sembrerebbe statuire il giudizio assegnato.
Ma i cittadini dell’Alta Marca non ci stanno e si stanno organizzando per rendere sempre più incisive e forti le rivendicazioni dello storico Comitato che da oltre 5 anni presidia la sanità pubblica del nostro territorio a tutela del diritto alla salute. Lo fanno realizzando iniziative concrete. La prima è quella di uno sportello per il diritto alle cure, per supportare quanti, nel distretto di Pieve di Soligo, Conegliano e Vittorio Veneto, non riescano ad ottenere le visite attese nei tempi prescritti dalla ricetta medica.
Da gennaio, un pomeriggio alla settimana, i volontari del Comitato, riceveranno le persone in difficoltà di fronte all’amministrazione sanitaria, per sostenerle nella rivendicazione del proprio diritto a ricevere cure tempestive a carico del Servizio Sanitario Nazionale, istruendo ricorsi via PEC e sollecitando gli uffici preposti. Qualora non sia possibile ottenere le cure previste presso le strutture pubbliche la legge prevede che eventuali visite sostitutive autorizzate presso cliniche e ambulatori privati, o presso medici che esercitano privatamente nelle strutture pubbliche, possano essere rimborsate dal Servizio Sanitario.
Un numero telefonico di supporto sarà attivo tutti i giorni per i cittadini dell’Alta Marca che si trovano in attesa di cura e infine sarà predisposta una piattaforma informatica per coloro che necessitano solo della modulistica e siano in grado di presentare il ricorso autonomamente. Con il nuovo anno il Comitato tornerà anche ad organizzare momenti di incontro e dibattito su tutti questi temi, perché il diritto alla salute è un diritto fondamentale ed universale, sancito dalla nostra Costituzione, su cui non si deve fare spending review (come ha ribadito recentemente anche la Corte dei Conti) e che non deve essere strumentalizzato dalla politica, né da chi governa per magnificarsi, né da chi è all’opposizione per scaricare i problemi addosso all’avversario.
